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VASI DELLA COLLEZIONE CASTELLANI


Approfondimenti del percorso multisensoriale

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INTRODUZIONE ALLA COLLEZIONE CASTELLANI

 

VASI DELLA COLLEZIONE CASTELLANI

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Approfondimento

Fortunato Pio e Augusto Castellani

Fortunato Pio e Augusto Castellani

La collezione Castellani prende nome da una famiglia di orafi e collezionisti attiva a Roma durante tutto l’Ottocento. La prima bottega venne aperta nel 1814 da Fortunato Pio (1794-1865) in Via del Corso. I suoi figli, Augusto (1829-1914) e Alessandro (1823-1883), svilupparono anche un forte interesse per il collezionismo e il mercato delle antichità. Alessandro si affermò soprattutto come mercante e collezionista internazionale, mentre Augusto immaginò le raccolte come patrimonio da conservare e rendere accessibile al pubblico.

Nel 1919 l’ultimo erede, Alfredo (1856-1930), donò allo Stato italiano la collezione, composta soprattutto da ceramiche, bronzi e oreficerie, e da allora è esposta nelle sale di Villa Giulia.

Pithos ceretano, VI se. a.C.

Pithos ceretano, VI se. a.C.

Il nucleo principale della collezione di vasi antichi Castellani si formò soprattutto tra il 1860 e il 1870 e raccoglie manufatti databili dall’VIII secolo a.C. fino all’età romana.
I vasi provengono da diverse zone — Italia centrale e meridionale, Grecia, Vicino Oriente e Nord Africa — e riflettono la grande varietà culturale del Mediterraneo antico. Sono esposti ordinati per epoca, provenienza e tipologia, e permettono di osservare l’evoluzione delle forme, delle decorazioni e degli usi della ceramica nel corso dei secoli.
I vasi greci ed etruschi sono i più numerosi. Tra quelli greci prevalgono le produzioni ateniesi e sono presenti opere attribuite a celebri pittori antichi come Exekias, Oltos e il Pittore di Berlino; molti dei vasi etruschi provengono invece dalle botteghe di Cerveteri.
Gran parte del vasellame era destinato alla preparazione e al consumo del vino, alimento centrale nella vita del mondo antico. Altri vasi erano destinati invece alla conservazione delle provviste e alla cura del corpo.
Il pannello permette di esplorare alcune delle principali forme vascolari e di comprenderne l’uso: a ciascuna tipologia di vaso infatti corrispondeva una funzione precisa.
 

Le forme illustrate sono: il cratere, impiegato per mescolare vino e acqua; il kantharos e la kylix, coppe per bere il vino; lo skyphos, coppa profonda per il consumo delle bevande; l’oinochoe, utilizzata per versare il vino; la lekythos e l’aryballos, contenitori destinati a profumi e unguenti; l’anfora nicostenica, particolare vaso legato alla tradizione etrusca del vino e il pithos, grande recipiente per la conservazione delle derrate.
Questi vasi venivano realizzati principalmente in terracotta, uno dei materiali più diffusi nell’antichità. Si può toccare il materiale sul tavolo tattile.

Hydria con Eracle e Cerbero davanti al re Euristeo, 530 a.C. circa

Hydria con Eracle e Cerbero davanti al re Euristeo, 530 a.C. circa

I vasi antichi non erano soltanto oggetti d’uso: attraverso le immagini raccontavano miti, credenze e momenti della vita quotidiana.

Uno dei vasi di maggior utilizzo era l’hydria, destinata attingere e versare acqua. Nella parte centrale del pannello è riprodotta in rilievo la scena raffigurata sul corpo dell’Hydria Castellani, datata al VI secolo a.C., dove è raffigurato il momento conclusivo della dodicesima e ultima fatica di Eracle: l’eroe ha catturato Cerbero, il feroce cane a tre teste guardiano degli Inferi, e lo conduce davanti al re Euristeo, che è terrorizzato e si nasconde dentro un grande pithos.

Attraverso opere come questa, la collezione Castellani restituisce non soltanto la bellezza della ceramica antica, ma anche il modo in cui le immagini e gli oggetti accompagnavano la vita quotidiana delle società del Mediterraneo antico.

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