Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento del sito. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

ok, ho capito

TOMBA FRANÇOIS

Approfondimenti del Percorso multisensoriale


AudioguidaLIS - Audiodescrizione - Approfondimento testuale

VIDEOGUIDA IN LIS

APPROFONDIMENTO

veduta del Parco archeologico di Vulci

ETRU image

La Tomba François fu scoperta nel 1857 dall’archeologo fiorentino Alessandro François nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci, in provincia di Viterbo. Lo studioso fece scavare, e dopo quattro settimane di lavoro trovò l'ingresso di una grande tomba, mai violata prima. Quando entrò, rimase senza parole. Le pareti erano ricoperte di pitture meravigliose. Nella sua lettera agli studiosi dell'epoca scrisse che erano "tanto belle da far rammentare i bei tempi del Botticelli e del Perugino" — un paragone straordinario, che ci dice quanto quelle immagini fossero vivide e potenti anche dopo secoli. 

 

ETRU image

La tomba sotterranea scavata nel tufo risale al IV sec. a.C. ed è appartenente alla famiglia aristocratica dei Saties

Sul lato sinistro del tavolo è rappresentata la pianta della tomba: un lungo corridoio conduce ad un grande atrio centrale sul quale si diramano le camere funerarie, al cui interno sono presenti i banconi dove erano adagiati i defunti membri della famiglia, e il tablinio, ovvero il vano principale della tomba, corrispondente simbolicamente alla camera da letto del defunto. Riproduce nell'architettura funeraria, l'ambiente più importante della casa etrusca, quello riservato al capofamiglia. È qui che veniva deposto il corpo del defunto, spesso su un kline (letto funerario) scolpito nella roccia, circondato dai suoi oggetti personali e dai corredi funerari.
Le pareti dell’atrio e del tablinio erano decorate da affreschi, tra i più importanti dell'Etruria antica, nei quali si possono riconoscere, in alto, un fregio decorato con animali reali e fantastici, mentre in basso, nelle grandi scene figurate, si raccontano episodi e rievocazioni simboliche legate al glorioso passato della città, al suo presente e a figure di personaggi legati al mito greco. 

 

Al centro del tavolo sono rappresentate tre scene in alto rilievo, che sono state scelte come le più significative all’interno della tomba e si trovano sul lato destro dell’atrio dove sono ospitati gli affreschi della tradizione etrusca:

1. Il primo bassorilievo ritrae Vel Saties, proprietario della tomba, raffigurato di profilo, avvolto nella toga picta, ovvero un mantello rosso bordato da girali, simbolo di altissimo rango sociale. Accanto a lui, il piccolo Arnza, tiene in mano un uccello che alcuni studiosi hanno identificato forse come un picchio, uccello sacro a molti popoli dell'Italia preromana, in quanto animale profetico e simbolo di forza e protezione. La scena, vista la tipologia di abbigliamento del capo famiglia, oltre a documentare il rango aristocratico della famiglia, rappresenta un vero e proprio rituale, in cui il padrone della tomba scruta il futuro attraverso i segni del sacro.

Celio Vibenna

Celio Vibenna

2. Il secondo bassorilievo raffigura la scena centrale della liberazione di Celio Vibenna da parte di Mastarna. Al centro della composizione ci sono le due figure: Celio Vibenna (Caile Vipinas), barbato e nudo, con i polsi ancora legati e i piedi al ceppo, e accanto a lui Mastarna (Macstrna), che secondo la tradizione avrebbe poi regnato a Roma con il nome di Servio Tullio, il sesto re di Roma, che gli taglia i lacci con la spada.  La scena racconta la storia di un’alleanza tra guerrieri etruschi, della loro lotta contro Roma, e del legame profondo tra Vulci e le origini della storia italiana.

3. Il terzo bassorilievo, in basso, rappresenta la scena più drammatica del sacrificio di un prigioniero troiano. Al centro della composizione c’è Achille e accanto a lui due figure del mondo dei morti: Vanth, dea alata con le ali spiegate, e Charun, il demone blu guardiano dell'oltretomba, con il suo martello. Davanti ad Achille, seduto a terra, il primo prigioniero troiano piega la testa all'indietro, verso l'alto, come ad incontrare lo sguardo del suo uccisore. Per gli Etruschi, il sacrificio di Achille era il simbolo del legame tra la vittoria in guerra e il dovere verso i morti, tra il mondo dei vivi e quello dell'aldilà. Vanth e Charun non sono figure di terrore, ma di ordine cosmico: presenziano alla morte per garantire che tutto avvenga secondo le leggi dell'universo.

Di che materiale è fatta una tomba nel mondo etrusco? 
Tocca il frammento di tufo sul tavolo accanto al QR-code e scopri il tufo, il materiale di origine vulcanica dalla tessitura porosa, facile da lavorare, dalle ottime proprietà isolanti e di diverse varietà: nelle tombe etrusche nell’area laziale si usava prevalentemente il peperino oppure il nenfro, compatto e resistente.

Il demone Charun

Il demone Charun

Il lightbox sul lato destro del tavolo riprende il profilo della figura più enigmatica della scena del sacrificio del prigioniero troiano: è la figura di Charun (Xaru), il guardiano etrusco dell'oltretomba — ben diverso dal greco Caronte. Charun ha una carnagione grigio-bluastra, naso adunco, orecchie equine e un lungo martello in mano. Non è il traghettatore delle anime: è il custode della soglia dell'Ade, la presenza infernale che sorveglia il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Il suo colore blu non è un difetto pittorico: è il colore con cui veniva identificata la morte e l'oltretomba.

La Tomba François è molto più di una tomba. È una testimonianza rara e preziosa di come gli Etruschi concepissero la morte, la memoria e l'identità familiare. Attraverso i suoi affreschi, possiamo leggere nomi, riconoscere volti, seguire il filo di miti condivisi con il mondo greco e romano reinterpretati in chiave etrusca. Racconta di un popolo che credeva nella vita e nell'aldilà, e che ha scelto la pittura come forma di commemorazione. Gli Etruschi ci hanno lasciato tutto questo, nascosto nel tufo di Vulci. E noi, ancora oggi, possiamo apprezzarlo — e attraverso di esso, avvicinarci a una civiltà che troppo spesso rimane nell'ombra, nonostante la profondità e la bellezza di ciò che ci ha lasciato.

Torna all'elenco degli approfondimenti

 

Condividi su
facebook twitter
let's talk

Dialoga con il museo

Scrivici o seguici
facebook
instagram
twitter
youtube

Seguici sui social

newsletter

Iscriviti per sapere tutto sulle nostre attività

contattaci

Scrivici e contattaci.
Guarda chi siamo e di cosa ci occupiamo