Celio Vibenna
2. Il secondo bassorilievo raffigura la scena centrale della liberazione di Celio Vibenna da parte di Mastarna. Al centro della composizione ci sono le due figure: Celio Vibenna (Caile Vipinas), barbato e nudo, con i polsi ancora legati e i piedi al ceppo, e accanto a lui Mastarna (Macstrna), che secondo la tradizione avrebbe poi regnato a Roma con il nome di Servio Tullio, il sesto re di Roma, che gli taglia i lacci con la spada. La scena racconta la storia di un’alleanza tra guerrieri etruschi, della loro lotta contro Roma, e del legame profondo tra Vulci e le origini della storia italiana.
3. Il terzo bassorilievo, in basso, rappresenta la scena più drammatica del sacrificio di un prigioniero troiano. Al centro della composizione c’è Achille e accanto a lui due figure del mondo dei morti: Vanth, dea alata con le ali spiegate, e Charun, il demone blu guardiano dell'oltretomba, con il suo martello. Davanti ad Achille, seduto a terra, il primo prigioniero troiano piega la testa all'indietro, verso l'alto, come ad incontrare lo sguardo del suo uccisore. Per gli Etruschi, il sacrificio di Achille era il simbolo del legame tra la vittoria in guerra e il dovere verso i morti, tra il mondo dei vivi e quello dell'aldilà. Vanth e Charun non sono figure di terrore, ma di ordine cosmico: presenziano alla morte per garantire che tutto avvenga secondo le leggi dell'universo.