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TERRECOTTE DAI TEMPLI DI FALERII


Approfondimenti del percorso multisensoriale

VIDEOGUIDA IN LIS

SANTUARIO DELLO SCASATO A FALERII

 

APOLLO DELLO SCASATO

 

GIUNONE DELLO SCASATO

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AUDIODESCRIZIONE

APOLLO DELLO SCASATO

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APPROFONDIMENTO

Divinità femminile dal frontone del tempio Scasato I (IV sec. a.C.)

Divinità femminile dal frontone del tempio Scasato I (IV sec. a.C.)

Tra il 1886 e il 1887 gli scavi in località Scasato, nel punto più elevato del pianoro di Civita Castellana (l’antica Falerii Veteres), a circa 60 km a nord di Roma, riportarono in luce numerosi frammenti di terrecotte architettoniche e alcuni resti riferibili alle a costruzioni che dovevano occupare l’area tra il IV e il III secolo a.C.: si trattava di edifici templari, di un portico e di una vasca a cielo aperto ricavata nella roccia per lo svolgimento di rituali di purificazione. 
Dei templi, quello definito Scasato I, è il più grande e noto del complesso, di cui oggi non restano strutture visibili. Si conservano però numerose decorazioni architettoniche in terracotta che rivestivano il tetto: elementi modellati a mano o ottenuti tramite matrici e originariamente dipinti con colori vivaci.
Nella stessa area fu scoperto nel 1924 un secondo tempio noto come Scasato II, databile all’inizio del IV secolo a.C. e caratterizzato da una pianta con tre celle, probabilmente dedicato a Giove, Giunone e Minerva. 

Il cosiddetto Apollo dello Scasato apparteneva alla decorazione del frontone del tempio Scasato I ed è il reperto più celebre ritrovato in quel sito.

Busto di Apollo dal tempio Scasato I (IV sec. a.C.)

Busto di Apollo dal tempio Scasato I (IV sec. a.C.)

Si tratta di un altorilievo in terracotta modellato a mano e dipinto, rinvenuto intorno al 1888, di cui  si conserva soltanto la parte superiore della figura ricomposta da più frammenti: restano il torso, le spalle e la testa, mentre sono perduti la parte inferiore del corpo e parte delle braccia. La figura, di dimensioni pari a circa due terzi del naturale, era raffigurata seduta con il volto rivolto verso destra.
Apollo appare sereno e idealizzato: fronte alta, naso diritto, labbra carnose e occhi ancora in parte conservati nei colori originali. Il corpo e il volto erano dipinti in rosso scuro, secondo una convenzione figurativa riservata ai personaggi maschili. I capelli, dipinti in tonalità scure, ricadono in grandi ciocche ondulate attorno al volto.
Il busto dell’Apollo testimonia il rapporto diretto dell’artista con la grande scultura greca del IV secolo a.C., in particolare con i modelli di Lisippo, Skopas e Prassitele. L’immagine del dio richiama per la capigliatura, la torsione del capo e lo sguardo rivolto in alto il cosiddetto tipo dell’Alessandro-Helios di Lisippo, ovvero un celebre ritratto in cui Alessandro Magno è rappresentato come il dio Sole.

Statua di Giunone dal tempio Scasato II (inizio IV sec. a.C.)

Statua di Giunone dal tempio Scasato II (inizio IV sec. a.C.)

Dal Tempio Scasato n. 2 proviene anche una statua di Giunone, destinata a essere che era originariamente collocata all’interno di una delle celle come immagine di culto.
A differenza delle decorazioni architettoniche esterne, questa statua costituiva il punto di contatto diretto tra i fedeli e la divinità. Realizzata in terracotta policroma, è accuratamente rifinita anche sul retro, a dimostrazione che l’opera era pensata per essere osservata da più punti di vista.
Un elemento particolarmente interessante è il diadema floreale, realizzato separatamente e rimovibile: durante particolari celebrazioni o festività, poteva essere sostituito con uno di fiori freschi o in metallo prezioso.
A Falerii, Giunone occupava un ruolo centrale nella vita religiosa della comunità: era protettrice delle donne, del matrimonio, della famiglia e soprattutto della città di Falerii stessa. Gli autori antichi ricordano grandi celebrazioni in suo onore; presso gli Etruschi la dea era conosciuta con il nome di Uni, sposa di Tinia (o Giove per i Romani).

Le antefisse sono elementi in terracotta collocati lungo i bordi del tetto, a chiudere i filari dei coppi, e  sono tra le decorazioni più caratteristiche dei templi antichi. La loro funzione era duplice: da un lato proteggevano la struttura lignea dall’acqua, dall’altro contribuivano alla ricchezza decorativa e simbolica dell’edificio sacro. Le antefisse provenienti da Vignale, un altro santuario di Falerii Veteres, appartengono a una fase databile intorno alla metà del IV V secolo a.C. e sono realizzate in argilla beige mediante matrici, poi rifinite a mano e dipinte con colori vivaci.

Antefissa a testa di Sileno dal tempio di Vignale (V sec. a.C.)

Antefissa a testa di Sileno dal tempio di Vignale (V sec. a.C.)

La produzione seriale non impediva un’elevata qualità plastica e una notevole varietà iconografica. Gli scavi hanno restituito in via eccezionale anche alcune matrici, che permettono di studiare meglio il processo di fabbricazione. Tra le matrici rinvenute una è riferibile a un’antefissa con testa di Sileno, riconoscibile per il volto maturo e fortemente caratterizzato: fronte corrugata, naso schiacciato, baffi marcati e lunga barba resa con ciocche spiraliformi. 
Un’altra matrice è relativa alla Giunone Sospita, identificabile grazie al caratteristico copricapo in pelle di capra con grandi corna ricurve, uno degli attributi iconografici associati alla dea. Il volto, dai lineamenti regolari e solenni, è incorniciato da lunghe ciocche laterali che accentuano la frontalità e la forza espressiva della figura.

Nel loro insieme, le antefisse dal santuario falisco di Vignale mostrano come la decorazione architettonica fosse parte integrante dell’esperienza religiosa antica: non semplici elementi ornamentali, ma immagini capaci di costruire identità, comunicare valori e rendere visibile la presenza della divinità.

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