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Kyathos a figure nere


biografia dell'opera
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Nome dell'opera
Kyathos a figure nere
Datazione
Intorno al 520 a.C.
Collocazione
Sala 3

Luogo di produzione
Atene
Provenienza
Vulci
Contesto di provenienza
Necropoli dell’Osteria, Tomba 145, scavi Hercle 1961-1963

Materiale
Ceramica
Tecnica
Modellata al tornio, figure nere
Dimensioni in cm
Alt. 7,3; alt. all’ansa 15; diam. orlo 11,5; diam. piede 6,5

Numero d'inventario
84466
Data di acquisizione
1963

La coppa a figure nere con il manico rialzato (kyathos) è una forma nata all’interno dell’officina attica di Nikosthenes dalla rielaborazione di modelli etruschi ed era destinata all’esportazione.

Sulla vasca di questo esemplare compaiono dodici divinità, disposte a coppie: da sinistra verso destra si riconoscono Zeus e Hebe (o Iris), Efesto e Afrodite, Ercole e Atena, Dioniso e Hermes, Nettuno e Anfitrite (o Demetra), Ares e Era (o Estia). Dioniso, circondato da tralci vegetali, è al centro della composizione e regge un grande bocciolo di loto; le dee, tranne Atena, offrono un fiore ai loro compagni. Margherita Guarducci riconobbe nella scena un riferimento alle feste Antesterie di Atene, dedicate a Dioniso.

Sull’orlo del kyathos è tracciata l’iscrizione: «Ludos egraphsen doulos …» (lo schiavo Lydos ha dipinto …). Il significato delle parole che seguono non è molto chiaro. Lydos (omonimo del celebre ceramografo Lydos attivo fra il 560 e il 540 a.C.) era forse schiavo «di Mydea» o «originario di Myrina», in ogni caso l’iscrizione intendeva celebrare la sua abilità.

Lo stile del kyathos è vicino, per alcuni aspetti, agli etruschi Pittore di Micali e Pittore di Monaco 892. Una suggestiva ipotesi, che neccesiterebbe di ulteriori conferme, identifica Lydos con un artigiano etrusco emigrato ad Atene, circostanza che spiegherebbe sia le caratteristiche stilistiche del vaso sia il nome del pittore, Lido, in omaggio alla tradizione, già viva ad Atene, che voleva gli Etruschi discendenti dei Lidi.


F. Canciani, “Lydos, der Sklave ?” (mit einem Beitrag von G. Neumann), in AK, 21, 1978, pp. 17-20.

M. Guarducci, “Dioniso primaverile ad Atene: riflessioni sul vaso di Lydos nel Museo di Villa Giulia”, in NumAntC/9, 1980, pp. 37-62.

M. Guarducci, “Dioniso e il loto. Nuove riflessioni sul vaso ateniese di Lydos nel Museo di Villa Giulia”, in NumAntC/10, 1981, pp. 53-69.

M. Guarducci, “Dioniso sul carro navale. Ulteriori e ultime riflessioni sul vaso ateniese di Lydos nel Museo di Villa Giulia”, in NumAntC/13, 1983, pp. 107-118.

L. Ricciardi, “Kyathos attico a figure nere", in M. Torelli (a cura di), Gli Etruschi (Catalogo della Mostra, Venezia 2000-2001), Milano 2000, p. 599, n. cat. 179.

A.-N. Malagardis, “Un Etrusque dans les ateliers du Céramique vers 520 avant J.-C. Autoportrait d’un étranger”, in F. Giudice - R. Panvini (a cura di), Il greco, il barbaro e la ceramica attica: immaginario del diverso, processi di scambio e autorappresentazione degli indigeni (Atti del Convegno Internazionale di Studi; Catania, Caltanissetta, Gela, Camarina, Vittoria, Siracusa 2001), vol. IV, Roma 2007, pp. 27-43.

N. Lubtchansky, “Bespoken vases tra Atene e Etruria? Rassegna degli studi e proposte di ricerca”, in G.M. Della Fina (a cura di), Artisti, committenti e fruitori in Etruria tra VIII e V secolo a.C. (Atti del XXI Convegno Internazionale di Studi sulla Storia e l’Archeologia dell’Etruria), AnnFaina XXI, 2014, pp. 357-386.

M. de Cesare, “Vasi d'autore: il caso dell'Acropoli di Atene”, in L. Cappuccini, C. Leopold, M. Mohr (a cura di), Fragmenta Mediterranea. Contatti, tradizioni e innovazioni in Grecia, Magna Grecia, Etruria e Roma. Studi in onore di Christoph Reusser, Firenze 2017, pp. 162-163.

 

Gli Etruschi, Venezia, Palazzo Grassi, 26 novembre 2000 - 1 luglio 2001

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