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HYDRIA RICCI

Approfondimenti del percorso multisensorale


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Approfondimento

L’Hydria Ricci è uno dei capolavori della ceramica etrusca del VI secolo a.C. e una delle opere più significative conservate oggi al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Realizzata tra il 530 e il 520 a.C. a Cerveteri, uno dei principali centri dell’Etruria, proviene da una tomba della Necropoli della Banditaccia. Il suo nome deriva dallo studioso Goffredo Ricci, che negli anni Cinquanta ne pubblicò uno studio approfondito.

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L’hydria è un vaso utilizzato nel mondo antico per raccogliere, trasportare e versare l’acqua. La sua forma è facilmente riconoscibile grazie alla presenza di tre anse: due orizzontali, poste ai lati del corpo, servivano per sollevare il recipiente; una terza verticale, collocata lungo il collo, permetteva invece di versarne il contenuto. Anche se nasce come oggetto d’uso quotidiano, nel contesto funerario l’hydria assume un significato diverso: deposta all’interno della tomba, diventava un oggetto di prestigio che accompagnava il defunto e richiamava pratiche sociali e rituali legate al mondo aristocratico.

Questa hydria è attribuita a un artista proveniente dalla Ionia settentrionale, nell’attuale Turchia, identificato convenzionalmente come Pittore del Louvre E 739. Probabilmente faceva parte di un gruppo di artigiani greci che si stabilirono in Etruria nella seconda metà del VI secolo a.C. per svolgere qui il loro lavoro, in un periodo di intensi scambi culturali e commerciali nel Mediterraneo.

L’Hydria Ricci è considerata un’opera eccezionale sia per la qualità della decorazione, sia per la scelta colta e insolita dei soggetti rappresentati. Il programma figurativo e l’attenzione per i dettagli permettono di ipotizzare che il vaso fosse un pezzo unico, realizzato su commissione. I riferimenti al sacrificio e al consumo rituale del vino alludono al banchetto aristocratico che nel mondo antico era anche occasione di relazione, prestigio e costruzione dell’identità sociale.

Sul corpo del vaso compaiono due episodi della mitologia greca. Da un lato la scena - al tempo molto diffusa - dell’ingresso di Eracle nell’Olimpo; dall’altro lato un episodio molto più raro: il duello tra Memnone e Achille per il corpo di Antiloco, morto durante la guerra di Troia.

Affianco a loro, Zeus osserva e pesa sulla bilancia il destino dei due eroi, mentre le loro madri lo implorano di salvare i figli. La scelta di questo soggetto è particolarmente significativa perché presuppone una committenza colta, in grado di riconoscere riferimenti mitologici non immediati.

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La decorazione più interessante del vaso si trova sulla spalla, dove sono rappresentati vari personaggi impegnati nelle diverse fasi di un sacrificio animale.

Si vedono figure che macellano animali sacrificali, infilano le carni sugli spiedi, le arrostiscono o le fanno bollire per preparare il banchetto rituale.

 

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Tra i personaggi compare una figura interpretata come sacerdote — forse si tratta di Dioniso — che regge un kantharos, il caratteristico vaso per il vino. Accanto a lui un musicista suona il doppio flauto (l’aulòs), strumento molto diffuso nel mondo antico e amato dagli Etruschi. Al di sopra dei personaggi corre una decorazione vegetale composta di vite ed edera, piante legate al vino, alla festa e alla sfera rituale. 

A cornice del racconto, nella fascia inferiore del vaso compare infine un fregio con una sequenza di animali domestici e selvatici.

 

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