L'Hydria Ricci (530-520 a.C.), proviene da una tomba della necropoli della Banditaccia di Cerveteri ed è ritenuta opera di un pittore del nord della Ionia (attuale Turchia settentrionale) denominato Pittore del Louvre E 739, trapiantato in Etruria poco dopo la metà del VI sec. a.C. e in cui è forse riconoscibile uno degli artigiani focei presenti a Cerveteri dopo la battaglia di Alalia (del Mare Sardo) che nel 540 a.C. aveva opposto i Focei agli Etruschi alleati con i Cartaginesi per il controllo del Mar Tirreno.
Si tratta di un esemplare veramente unico, sia per la scelta erudita dei soggetti mitologici rappresentati sul corpo del vaso (oltre al più diffuso ingresso di Ercole nell'Olimpo, il duello fra Memnone e Achille per le armi di Antiloco durante la Guerra di Troia mentre Zeus pesa sulla bilancia le loro sorti), sia per il fregio che si snoda sulla spalla, che rappresenta con una cura estrema la "cucina del sacrificio", ossia l'intera sequenza delle operazioni che si svolgevano immediatamente dopo l'uccisione dell'animale offerto alla divinità: le carni vengono tagliate e cotte, infilate su spiedi e arrostite e bollite, mentre il sacerdote officiante, o forse lo stesso Dioniso, accompagnato da un suonatore di doppio aulòs (una sorta di oboe), protende il kantharos (il vaso per bere il vino tipico del dio) e con una mano tocca un grappolo d'uva del festone di vite ed edera che costituisce l'ambientazione vegetale che incornicia il sacrificio
L. Cerchiai, Il programma figurativo dell'Hydria Ricci, in Antike Kunst, 38. Jahrg., H. 2. (1995), pp. 81-91 (16 pages)
Rituels grecs: un'expérience sensible, catalogue de l'exposition, pp. 82-84, 2018.
Rituels grecs: un'expérience sensible, Toulouse, Musée Saint-Raymond, Musée des Antiques de Toulouse (24 novembre 2017-25 marzo 2018)