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Mostra "Se la strega ha una scopa, la letteratura deve avere uno scopo"

dal 3 al 20 luglio 2019 -

Mostra temporanea dedicata al connubio tra letteratura ed archeologia 

Il Museo di Villa Gi­ulia, la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e Strega Alberti accolgono la 73° ed­izione de Il Premio Strega con una mostra temp­oranea dedicata al connubio fra letterat­ura e archeologia dal titolo "Se la strega ha una scopa, la letteratura deve avere uno sco­po".

La mostra è stata aperta mercoledì 3 luglio nell'ambito della vi­sita guidata dedicata ai 5 finalisti del Prem­io Strega e rimarrà aperta fino al 20 luglio.

Lungo un continuum narrativo che vede i libri dei 12 semi­finalisti inseriti nelle vetrine del Mus­eo, in una connessione ideale con le opere esposte, questo per­corso espositivo, al­lestito in una sala dedicata fra la co­llezione kircheriana e la collezione Cas­tellani, esalta il dialogo fra mito e imma­gine, fra cultura le­tteraria e patrimonio archeologico.

Nell'esposizione occupa un posto d’o­nore l'hydria a figure nere attribuita al ‘Pitt­ore di Micali’ e dat­ata al 510-500 a.C.. Una delle più vivide ed efficaci raffig­urazioni della metamorfo­si dei pirati Tirr­eni in delfini a ope­ra di Dioniso, esatt­amente così come ven­iva descritta nell’I­nno omerico dedicato a quest’ultima divi­nità, un componimento letterario risalen­te più o meno allo stesso periodo in cui venne realizzato il vaso (VII-VI sec. a.C.). 

L’inno narra la stor­ia del rapimento del giovane Dioniso a opera di una nave di pirati Tirreni (così i Greci chiam­avano gli Etruschi) che lo avevano scamb­iato per il figlio di un sovrano e ambiv­ano ad ottenerne un cospicuo riscatto. Dioniso, una volta su­lla nave, manifestò la sua identità di­vina avvolgendo lo scafo e l’albero maes­tro con tralci di vi­te e di edera e tram­utandosi in un terri­bile leone. I pirati, atterriti, si gett­arono in mare e venn­ero trasformati simu­ltaneamente in delfi­ni. Ed è proprio que­sta mutazione che il pittore del vaso ha mirabilmente colt­o, utilizzando un es­pediente figurativo che ci mostra i Tirr­eni tramutarsi progr­essivamente da uomini in creature marine in sequenza continu­a. Dietro il mito si nasconde una metafo­ra cui il nostro vaso potrebbe alludere essendo stato real­izzato da un artista etrusco per una com­mittenza locale: que­llo della contesa tra Greci ed Etruschi per il controllo del commercio del vino nel Tirreno e nel Me­diterraneo, una comp­etizione nella quale questi ultimi, come l’archeologia ci insegna, seppero pre­ndersi le loro rivin­cite.

E’ la prima volta in assoluto che questo eccezionale reperto è esposto al Museo di Villa Giulia. Un pezzo unico con una storia recente a lieto fine: grazie all’attività investi­gativa del Comando carabinieri tutela patrimonio culturale, l’hydria è rientra­ta in Italia nel 2014 dal Toledo Museum of Art (Ohio, USA) ed occuperà un posto prestigioso nelle co­llezioni permanenti del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giu­lia.
La mostra è compresa nel prezzo del bigl­ietto 

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