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LE PERLE ROSSE DI SARDEGNA NEI GIOIELLI DELLA COLLEZIONE CASTELLANI

22 ottobre 2026 - ore 19.30

Presentazione del libro di Enrico e Flavio Butini

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Giovedì 22 ottobre alle ore 17.30 il Museo ospita la presentazione del libro "Le perle rosse di Sardegna nei gioielli Castellani a Villa Giulia" di Enrico e Flavio Butini, edito da L'ERMA di Bretschneider.

Gli Autori dialogano con Ida Caruso, archeologa, già funzionario della Soprintendenza per l'Etruria meridionale.

Ingresso gratuito in sala fortuna fino ad esaurimento posti.
Prenotazioni all'indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it

Nel gennaio del 1919 Alfredo Castellani, ultimo discendente della più importante dinastia di orafi romani dell’Ottocento (Fortunato Pio, Augusto e Alessandro Castellani) donò allo Stato italiano un’eccezionale raccolta di oggetti archeologici e opere ottocentesche. Il lascito, frutto di quasi un secolo di attività della famiglia Castellani, comprendeva numerosi reperti archeologici (5145 pezzi tra marmi, bronzi, ceramiche, avori e vetri) oltre a un consistente nucleo di gioielli di loro produzione (1175 esemplari) e a 92 gemme, tra intagli e scarabei. Per volontà testamentaria, l’intera collezione è oggi esposta nelle sale del prestigioso Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Negli ultimi anni, in questo contesto, l’IGN (Istituto Gemmologico Nazionale di Roma) è stato incaricato di studiare e analizzare tutti i materiali gemmologici montati sui gioielli esposti o conservati nei depositi del museo.
Il volume è dedicato esclusivamente all’indagine gemmologica di un materiale raro e particolare, mai impiegato prima nel settore dell’alta gioielleria: le perle rosse di Pinna nobilis.

La ricerca prende in esame non solo gli aspetti gemmologici, ma anche le testimonianze storiche e letterarie, i luoghi di pesca e le antiche rotte commerciali legate a questo prezioso materiale.
Oggi ammiriamo le cale e le calette della Sardegna (La Maddalena, Palau, Punta Sardegna con Porto Rafael, Porto Pozzo e Porto Pollo) apprezzandone la straordinaria bellezza paesaggistica, spesso ignari del fatto che un tempo le loro acque cristalline ospitavano rigogliose praterie di posidonia, tra le quali trovavano rifugio le ormai rare “nacchere” (Pinna nobilis)

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