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APOLLO DI VEIO

Approfondimenti del percorso multisensoriale


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Audiodescrizione

APPROFONDIMENTO

L’Apollo è una delle opere più celebri dell’arte etrusca. Realizzata tra il 510 e il 500 a.C., la statua proviene dal santuario di Portonaccio, nell’antica Veio, una delle città più importanti dell’Etruria meridionale. 

Ritrovamento della statua dell'Apollo nel 1916

Ritrovamento della statua dell'Apollo nel 1916

La statua fu scoperta il 16 maggio 1916, durante una campagna di scavo, insieme a frammenti di altre statue, che apparivano disposte ordinatamente lungo un terrapieno. L’Apollo è quella che meglio si conserva mentre altri frammenti appartengono alle figure di Eracle ed Ermes; scavi successivi hanno restituito anche un personaggio femminile, identificato con Latona, madre di Apollo.

Apollo di Veio

Apollo di Veio

Come appare: descrizione della statua
L’Apollo è alto circa un 1,80 m ed è realizzato in terracotta policroma, un materiale che gli Etruschi utilizzarono con straordinaria maestria. A differenza del marmo o del bronzo. la terracotta permetteva una maggiore libertà nella modellazione. Le diverse parti della figura – corpo, testa, arti – venivano modellate separatamente, assemblate e poi cotte insieme. Questa tecnica consentiva di alleggerire l’opera e ridurre il rischio di rotture durante la cottura.
L’Apollo conserva ancora tracce della colorazione originaria e testimonia un aspetto spesso dimenticato dell’arte antica: le sculture infatti non erano bianche ma dipinte con colori intensi che ne aumentavano l’impatto visivo. In questa opera si distinguono il colore bruno delle parti nude del corpo, il mantello e la veste resi in ocra chiaro, i capelli scuri raccolti in lunghe trecce che scendono dietro le spalle.
Il dio è ritratto con gli occhi a mandorla e il cosiddetto sorriso arcaico, caratteristiche diffuse nell’arte del Mediterraneo del VI secolo a.C.; è scalzo e indossa una tunica aderente (chitone), coperta da un mantello che segue il movimento del corpo. Le braccia sono spezzate: il sinistro era proteso in avanti, mentre il destro doveva probabilmente reggere un arco.

La figura non appare ferma né in posa ma la posizione delle gambe, la torsione del busto, il ritmo delle pieghe del mantello suggeriscono movimento. Apollo infatti è rappresentato mentre avanza con un passo ampio e deciso, probabilmente mentre affronta Eracle.

Eracle

Eracle

Questa attenzione al movimento doveva caratterizzare anche le atre statue e suggeriva la dinamicità della narrazione. Le statue si trovavano sul colmo del tetto del tempio, a circa dodici metri di altezza, e spiccavano nel paesaggio: erano pensate per essere viste sia dall’area sacra, sia da lontano, per chi arrivava a Veio, sia dall’alto della città. La presenza di cicli narrativi sul culmine del tetto è una caratteristica peculiare del tempio di Portonaccio, che testimonia la particolare ricchezza delle decorazioni e l‘importanza del santuario per la città di Veio.

La scena mitologica: Apollo contro Eracle
Apollo ed Eracle facevano parte di un più ampio gruppo narrativo attribuito al cosiddetto Maestro dell’Apollo, un anonimo scultore di Veio erede della tradizione artistica del famoso Vulca.
La scena rappresenta la terza fatica di Eracle: l’eroe, dopo aver catturato la cerva dalle corna d’oro, sacra ad Artemide, affronta Apollo intervenuto per liberarla. Lo scontro fra i due personaggi viene evitato grazie all’intervento di Ermes, di cui rimane la testa con il caratteristico cappello alato.

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