Eracle
Questa attenzione al movimento doveva caratterizzare anche le atre statue e suggeriva la dinamicità della narrazione. Le statue si trovavano sul colmo del tetto del tempio, a circa dodici metri di altezza, e spiccavano nel paesaggio: erano pensate per essere viste sia dall’area sacra, sia da lontano, per chi arrivava a Veio, sia dall’alto della città. La presenza di cicli narrativi sul culmine del tetto è una caratteristica peculiare del tempio di Portonaccio, che testimonia la particolare ricchezza delle decorazioni e l‘importanza del santuario per la città di Veio.
La scena mitologica: Apollo contro Eracle
Apollo ed Eracle facevano parte di un più ampio gruppo narrativo attribuito al cosiddetto Maestro dell’Apollo, un anonimo scultore di Veio erede della tradizione artistica del famoso Vulca.
La scena rappresenta la terza fatica di Eracle: l’eroe, dopo aver catturato la cerva dalle corna d’oro, sacra ad Artemide, affronta Apollo intervenuto per liberarla. Lo scontro fra i due personaggi viene evitato grazie all’intervento di Ermes, di cui rimane la testa con il caratteristico cappello alato.
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