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Etru a Casa - Collezioni antiquarie

Anfora attica con Achille e Aiace

10 Aprile 2020

di Maria Paola Guidobaldi

Qualche settimana fa vi abbiamo mostrato questa anfora per presentarvi la nuova sezione del nostro sito ETRU Kids
Tanta è stata la vostra curiosità sulla scena di Achille e Aiace che giocano ai dadi che abbiamo deciso di raccontarvi la loro storia.

Anfora attica a figure nere, Achille e Aiace che giocano a dadi (lato A); Gruppo di Wurzburg 199, da Cerveteri, necropoli, scavi Calabresi, prima del 1861, Collezione Castellani, 525-515 a.C

Anfora attica a figure nere, Achille e Aiace che giocano a dadi (lato A); Gruppo di Wurzburg 199, da Cerveteri, necropoli, scavi Calabresi, prima del 1861, Collezione Castellani, 525-515 a.C

Achille (a sinistra) e Aiace (a destra) stanno giocando ai dadi durante una pausa dal combattimento durante l’assedio dei Greci a Troia, anche se l’episodio non è narrato esplicitamente nell’Iliade; l’ambientazione è suggerita dalla palma, che serve anche come elemento per comporre le figure in modo simmetrico.

Il tema dei due grandi eroi greci intenti nel gioco dei dadi è attestato da numerosissime raffigurazioni, prevalentemente su vasi prodotti ad Atene ed eseguiti nella tecnica a figure nere fra cui la splendida - e più celebre - anfora proveniente da una tomba di Vulci, conservata oggi nei Musei Vaticani e realizzata da Exekias intorno al 530 a.C., ritenuto dalla maggior parte degli studiosi l’ideatore ed elaboratore di questa particolare iconografia.

C’è anche chi ritiene che il soggetto raffigurato sarebbe stato tratto da un perduto poema epico del ciclo troiano, la Palamedeia, e s’immaginava che, durante una momentanea pausa dalla guerra di Troia, Achille e Aiace si sarebbero immersi nel gioco dei dadi inventato da Palamede al punto da tralasciare il campo di battaglia, benché armati di tutto punto.

Achille e Aiace sono colti in un momento di grande umanità e di apparente distrazione dalle preoccupazioni belliche: lo scudo è appoggiato alle loro spalle, ma essi stringono le doppie lance e sono completamente armati, cosa che trasmette, in chi guarda, il senso dell’imminenza di una nuova battaglia e anche del tragico destino che è a entrambi riservato e che non trova spazio nella narrazione dell’Iliade, ma in opere posteriori: la morte di Achille colpito al tallone da una freccia di Paride, incoraggiato e diretto da Apollo, nell’Etiopide, il suicidio di Aiace nell’omonima tragedia di Sofocle.

L’interpretazione della scena più diffusa è tuttavia quella secondo la quale i due eroi sarebbero impegnati a consultare un oracolo della dea Atena (presente in molte raffigurazioni) prima di lanciarsi nuovamente nel campo di battaglia, ma non mancano quanti propendono per una lettura funeraria in cui il gioco dei dadi sarebbe un’allegoria del fato e della morte, che incombe su entrambi.

Un'interpretazione della scena in chiave cultuale potrebbe spiegare sia la popolarità del soggetto, sia la diffusione di vasi con tale soggetto in Grecia e in Etruria in santuari e in contesti funerari.

 

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