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THE PORTONACCIO TEMPLE AT VEII

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Il santuario di Portonaccio è uno dei più importanti complessi religiosi dell’Etruria: si trova presso l’antica città etrusca di Veio, fondata tra il X e il IX secolo a.C. a circa 15 km a nord-ovest di Roma.
Frequentato fin dal VII secolo a.C. e trasformato nel corso dei secoli successivi, il santuario non era soltanto uno spazio dedicato alle pratiche religiose: era un luogo di incontro, rappresentazione pubblica e costruzione dell’identità della comunità veiente.

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Il complesso occupava una sporgenza naturale dell’altopiano affacciato sul Fosso della Mola ed era racchiuso entro una recinzione sacra (témenos) che separava simbolicamente e fisicamente lo spazio sacro dal territorio circostante. All’interno di questo perimetro trovavano posto il tempio, un altare monumentale dedicato a Menerva, una vasta area aperta destinata alle attività del santuario e una piscina rituale. Tutto il santuario era alimentato da un articolato sistema di gestione delle acque.

Antefissa con testa di Gorgone

Antefissa con testa di Gorgone

Elemento centrale del complesso era il monumentale tempio, costruito nella fase finale del VI secolo a.C., in un momento di grande sviluppo politico e culturale di Veio. L’edificio, dalla caratteristica pianta tuscanica a tre celle con portico frontale, era rivestito internamente da lastre di terracotta dipinta.

Anche il tetto era decorato da terrecotte architettoniche: antefisse con volti di personaggi della mitologia (Gorgoni, Satiri, Menadi e altri ancora) e lastre dipinte.

Sulla sommità si trovavano una serie di statue a grandezza naturale, dette acroteriali, che avevano una funzione narrativa e simbolica. Gli scavi hanno restituito alcune di queste statue considerate capolavori dell’arte etrusca.

Hermes, Statua acroteriale del Tempio di Portonaccio

Hermes, Statua acroteriale del Tempio di Portonaccio

In particolare, si riconoscono due gruppi di statue: uno che vede Apollo in lotta con Eracle per la cerva dalle corna d’oro sacra ad Artemide, sorella di Apollo; e un secondo gruppo con Latona e il piccolo Apollo in braccio che uccide il serpente Pitone. Le statue poggiavano su grandi basi in terracotta decorate con delfini guizzanti, occhi apotropaici (per scacciare il male), capre selvatiche e disegni a scacchiera. Le basi che si sono conservate hanno permesso di stimare in quattordici il numero di statue che decoravano il tetto. 

Sulla destra del tempio venne costruita una grande vasca all’aperto, una vera e propria piscina monumentale integrata nello spazio sacro e connessa al culto. Era alimentata da un sistema idrico composto da canalizzazioni e cunicoli che raccoglievano le acque provenienti dall’area retrostante. 

Gli scavi hanno restituito anche migliaia di offerte votive: vasellame di vario tipo, iscrizioni, statue e oggetti preziosi dedicati dai fedeli agli dei. Questi materiali mostrano come il santuario, frequentato non solo dai veienti ma anche da abitanti di altre città etrusche e laziali, fosse insieme luogo di devozione e spazio di rappresentazione sociale.
La qualità delle opere ritrovate dimostra la presenza a Veio di artisti di alto livello, eredi di Vulca, celebre maestro attivo nella prima metà del VI sec. a.C.

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